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Paolo Monelli giornalista tra i marinai

Paolo Monelli giornalista tra i marinai (con Enrico Cernuschi), supplemento alla Rivista Marittima, giugno 2020

Presentazione – Il Direttore della Rivista Marittima
La missione della Rivista Marittima è, da sempre, quella di diffondere la cultura del mare. Ed è proprio da tale cultura che ne discende quella del Potere Marittimo. La scelta, pertanto, di onorare sulle pagine del mensile storico della Marina Militare uno dei massimi scrittori e giornalisti italiani del Novecento, Paolo Monelli, è - a un tempo - innovativa e razionale oltre che, ci sia concesso, un “atto dovuto”. Innovativa perché, vogliamo sottolinearlo, si tratta di un Supplemento in un certo qual modo con caratteristiche uniche nella storia di questa testata, dal 1868 a oggi, in quanto siamo in presenza di un’opera di grande valore letterario che si abbina a una precisa e ricca testimonianza di vita sul mare ed in tempo di guerra. Razionale perché Paolo Monelli è stato un grande scrittore e un maestro della lingua italiana. I suoi scritti sono riportati nelle antologie scolastiche come esempio e modello di stile; parola quest’ultima spesso negletta e troppe volte male interpretata importando, direttamente dall’inglese, il termine errato di scrittura o vocabolo. Eppure lo stile è tutto, perché sottintende chiarezza di pensiero e, di conseguenza, eleganza di tratto. Balzac - tanto per restare nel campo della Letteratura con l’iniziale maiuscola - diceva che esistono tre cose bellissime: una ballerina che danza, un cavallo al galoppo e una nave che procede a vele spiegate. Non è ovviamente compito della Rivista stabilire se Paolo Monelli scrivesse bene perché sapeva scrivere e affascinare il lettore, oppure se sapeva scrivere perché il suo pensiero, sempre nitido, preciso e senza sbavature (scevro da concessioni retoriche) individuava ed elaborava, con i riflessi fulminei di una centrale di tiro, il bersaglio della sua attenzione asservendolo, in maniera perfetta, alle armi potenti che aveva a disposizione: occhio acuto e mano felice. Quel che è certo, è che si trattava sempre di articoli e di saggi perfettamente “centrati”. La prova - la più concreta che si possa desiderare - di questo felice stato di cose consiste nella continua ristampa dei suoi libri durante il XX e il XXI secolo e nella leggibilità accattivante della sua prosa, come il Lettore potrà subito apprezzare, già semplicemente sfogliando queste prime pagine. Prima di parlare riguardo all’ultimo motivo che ha sospinto la Rivista, e dunque la Marina Militare a pubblicare questo Supplemento è però opportuno accennare alle sue origini e a come esso abbia potuto materializzarsi. L’idea è stata proposta e portata avanti dai due curatori, Enrico Cernuschi e Andrea Tirondola, nomi ormai quanto ben noti - da molti anni - ai nostri Lettori. Entrambi hanno scoperto, come loro stessi raccontano in apertura, di avere, oltre al mare, un’altra comune passione per le opere e per il personaggio Paolo Monelli, che fu senz’altro un testimone privilegiato del suo tempo e un cronista nel senso più alto di questa parola. Senza l’opera dei cronisti, infatti, sfociata poi nella storia, non sapremmo nulla, o quasi, dei tempi andati e delle esperienze (magari anche dolorose, ma sempre utili) dei secoli passati, non ultime le nozioni – ancora oggi preziose – apprese in occasione delle epidemie, tanto per restare, come sempre in omaggio allo stile concreto e pratico della Marina, sul concreto. Monelli è stato, durante la Seconda Guerra Mondiale, un cronista di guerra dell’allora Regia Marina scrivendo per conto del Corriere della Sera, il maggiore quotidiano italiano. Lo ha fatto da corrispondente imbarcato, navigando, in maniera alquanto scomoda (come del resto per tutti a bordo), su ogni genere di unità: dalle corazzate ai dragamine. Egli ha scritto e fotografato (fu un reporter d’eccezione), con puntualità e precisione di navi e di uomini. Molte di quelle immagini e impressioni, qui ora pubblicate per la prima volta, rappresentano un’ulteriore testimonianza, spesso rivelatrice, di ciò che vide e percepì. I curatori hanno commentato gli articoli, uno per uno, spiegando quello che all’epoca non si poteva scrivere (a partire dai nomi, originariamente celati da X e Y, dei protagonisti) e ciò che si è appreso, “dietro la collina”, molti anni dopo quegli avvenimenti. Contemporaneamente hanno narrato, passo per passo, con precisione ma anche affetto, le vicende di questo grande scrittore, documentando anche, per la prima volta, alcuni aspetti rivelatori di una vita inimitabile tra arte e cultura, avventure e rischi pagati di persona, viaggi e meritate soddisfazioni. Nulla sarebbe stato però possibile senza la generosità degli Eredi Monelli, i quali hanno concesso alla Rivista Marittima la meravigliosa possibilità di ricordare il loro illustre caro. Allo stesso tempo, corre il piacevole obbligo di sottolineare la grande professionalità e disponibilità confermata da “The Italian Literary Agency srl” di Milano, l’agenzia letteraria che custodisce l’opera omnia di quest’illustre Autore contemporaneo. Per concludere, è giusto spiegare l’ultimo motivo, ovvero la natura di “atto dovuto” del presente Supplemento. Paolo Monelli durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario, chiedendo esplicitamente, nella sua domanda di nomina a sottotenente, di combattere negli Alpini. Al termine della Grande Guerra, fu congedato. Successivamente, durante la Seconda Guerra Mondiale, egli fu richiamato dal Ministero della Marina, con il ruolo di corrispondente di guerra, pur continuando ad essere membro del Corpo degli Alpini. Pertanto, egli fu giornalista a bordo delle navi, vivendo tra i marinai, condividendone, lo si può ben dire, le cronache gaie e tristi dei momenti più duri e, parimenti, di quelli più elevati. A bordo Monelli fu testimone diretto di esperienze eccezionali trasferite agli italiani con le sue cronache sul mare e dal mare…… dunque: bentornato a bordo Paolo Monelli!

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